A day in the life of (one) smart worker

È arrivato il freddo e, come per le foglie cadute riportate in aria dal vento, si torna a parlare di smartworking. Anche se abbiamo abbondantemente affrontato l’argomento quest’estate con il nostro e-book, abbiamo deciso di tornare a parlarne in chiave decisamente ironica per sfatare il mito dello smartworker prigioniero, triste e fuori forma. Da qui l'idea di raccogliere una testimonianza in prima persona, una time-line della giornata, proprio per dimostrare che lo smartworking, se ben organizzato, può essere normale e quotidiano e non solo legato a una situazione di emergenza.
Quindi, se alla fine di questo articolo l'unica domanda che ti verrà in mente è "Beh, ma cosa c'è di strano in tutto ciò?", la buona notizia è che sei gia #smartworkerapproved. Per tutti gli altri, speriamo che questo sia un altro piccolo passo per la normalizzazione dello smartorking.

Benvenuti a “com’è un giorno nella vita di uno smart worker”.
Prendete posto e accomodatevi.

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La premessa è che prenderò in considerazione la tipica giornata in modalità io sono leggenda (il libro, non il film) in cui Federica (la mia compagna che quotidianamente mi sopporta) deve recarsi in ufficio e non lavora da casa (casa si trova in un ridente e silenzioso paese della bassa bresciana - distante una ventina di chilometri da Brescia e distese di campi a perdita d’occhio).

La modalità io sono leggenda (il libro, non il film) consiste in: un essere umano (io), uno o più cani (Zeus, Midna e Impa) e il resto dell’umanità trasformata in vampiri che cercano di farmi uscire di casa per farmi fuori (quest’ultima parte non è necessariamente vera).

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Da sinistra a destra: Impa, Zeus e Midna

Ore 06:30

La sveglia parte una ventina di minuti prima ma lo snooze è stato inventato per un motivo, giusto? Quindi, mentre Federica continua a rinviare il fatidico momento in cui bisogna alzarsi dal letto, nel dormiveglia cerco di ricordarmi chi sono, come mi chiamo e perché esisto.

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Quando però il piede destro si appoggia al tappeto e il corpo si posiziona perpendicolare al pavimento il cervello scatta e BUM! sono a mille: l’applicazione WORLD ha completato il caricamento, i cani si agitano perché “finalmente quei due sono riemersi dal mondo dei sogni, dai che dobbiamo uscire sbrigatevi!”, la casa comincia a prendere vita, apro porta, finestre, i cani escono, controllo che il cielo (ancora buio) sia lì e non siamo (che ne so) stati teleportati con tutto il pianeta in un’altra galassia.

A quel punto scatta la routine nella routine: la colazione.

La colazione è quel momento della mattinata dove è meglio stare zitti se non vuoi essere guardato male (ma a volte non riesco), dove il caffellatte (caffè latte o caffè e latte - secondo wiki) è caldo, il succo (arancia/mela/pera) è freddo e i biscotti sono integrali (non cliccate sul link, tanto è sbagliato).

Ci si prepara quindi per la giornata e, dopo che gli umani si sono lavati e vestiti, io e il branco salutiamo Fede che si accinge a partire.

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Ore 07:30

Qui si aprono vari scenari, ci sono giornate in cui c’è bisogno di mettersi subito al lavoro perché la giornata precedente ho avuto la necessità di staccare prima e quindi devo recuperare, oppure perché c’è una scadenza importante e meglio applicarsi subito.

Di norma invece dalle 0730 alle 0830 circa (circa circa) cerco di dedicarmi a altro: disegnare illustrazioni o fumetti, proseguire nella lettura del capitolo interrotto dopo poche pagine la sera precedente prima di crollare con la faccia sul cuscino, guardare serie tv o giocare ai videogiochi (in quarantena ad esempio ho giocato qualche ora a Fortnite - solo qualche ora, davvero).

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Oppure rigiocare The Legend of Zelda. Ancora. E ancora.

Dalle 08:30 alle 18:30

Sì, lo so… siete qui per lo smart working! Ora cominciamo. Ho uno studio dove potrei lavorare ma preferisco restare al tavolo in sala, riesco a vedere entrambi i giardini, ogni tanto passa qualche macchina e qualche persona canemunita (sempre meglio che munita di sci, dato che non c’è ancora neve) e mi sento più in controllo del mio spazio.

Da questo punto di vista concordo sul fatto che, se questa è la vostra prima volta nello smart working (dovete combattere? - Ah no, quello è Fight Club!) sia importante suddividere gli spazi personali da quelli lavorativi ma dopo un anno abbondante ho capito che per me è più una condizione mentale che spaziale.

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La prima parte della giornata lavorativa ha dei momenti fissi che definiscono il ritmo, lo stand up mattutino è uno di questi: alle 09:30 il team del quale faccio parte verifica in videoconferenza quali sono i task che sono stati chiusi il giorno precedente, quali task verranno assegnati durante la giornata odierna, quali riunioni ci attenderanno, se qualcuno ha bisogno di una mano per risolvere qualche caso di magia nera nel codice che è stato scritto.

Altri momenti sono le pause online delle 11:00 e quella delle 16:30, non c’è obbligo di presenza ma, per quanto l’utilizzo di strumenti come Slack per le comunicazioni interne sia ottimo e immediato, in situazioni di smart working con colleghi sparsi ovunque niente eguaglia la possibilità di comunicare con qualcuno potendolo vedere e sentire, anche se a distanza e attraverso uno schermo. E durante la pausa è bello potersi distrarre qualche minuto per parlare d’altro o riprendere fiato prima di rituffarsi tra wireframe e visual studio code. Certo, il massimo sarebbe vedersi dal vivo ma non starei parlando di smart working, no?

In questo modo, con dei punti definiti durante la giornata - pausa pranzo compresa - riesco a definire degli slot temporali dove cominciare dei task e, a seconda della grandezza del lavoro, cerco di completarli entro l’interruzione successiva mantenendo la concentrazione.

Tendo a tenere per la mattina tutto quello è che più tecnico, analisi e studi di funzionalità comprese, e dopo pranzo mi dedico a lavorazioni meno complesse o più no-brainer e alla parte più artistica del mio lavoro in CodicePlastico, illustrazioni vettoriali e simili che mi rilassano e mi cullano verso la fine della giornata.

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Ok ma quindi cosa cambia rispetto al lavoro d’ufficio, inizi alle 08:30 e finisci alle 18:30, qual è la differenza? Grazie per la domanda.

Uno dei primi vantaggi dello smart working risiede già qui: il tempo risparmiato negli spostamenti, la possibilità di gestire già da dopo colazione (fino al momento in cui ci sarà la prima call da fare con i colleghi) una discreta quantità di tempo, ottimizzare non solo il tempo lavorativo ma anche quello personale.

Tralasciando l’esempio della giornata raccontata in questo articolo, gli orari possono variare facendo slittare il lavoro anche molto prima (come detto sopra) o addirittura molto più tardi, a seconda degli impegni presi, l’importante è che tutto il team sia allineato sulla presenza o meno durante gli orari “standard”, ad esempio per eventuali meeting da pianificare o sessioni di pair programming.

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Anche la pausa pranzo diventa un momento per staccare davvero anche se si potrebbe pensare che, lavorando al tavolo al quale mangio, io non riesca a distrarmi molto. Devo essere sincero a volte capita ma per me il modo migliore per alzarsi dal tavolo è allenarmi: mi affatico per bene prima di nutrirmi e in questo modo posso confutare ogni articolo denigratorio sulla sedentarietà dello smart worker, scacco matto haters!

Durante la pausa pranzo non hai voglia o modo? C’è sempre il tempo successivo alla chiusura della giornata lavorativa, prima di sera. Altro tempo guadagnato.

A parte gli scherzi trovo necessario (ma questo anche se fossi in ufficio) far capire al mio corpo che non è solo un silo (come non dovrebbero esserlo neanche i diversi reparti di un’azienda) e quindi è il caso di fare qualche passo durante la giornata e non stare sempre seduti sulla sedia.

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A questo proposito da quando sono in smart working ho cercato di aumentare l’attività fisica nel weekend per bilanciare il tempo passato seduto, chiaramente in modo maggiore durante le stagioni calde e se il tempo lo permette - camminate e giri in bicicletta a vari livelli di difficoltà in base a stanchezza e voglia - oppure se fuori c’è un diluvio alla Blade Runner (io ne ho viste cose…) e avete una console in casa vi consiglio Just Dance. No davvero, sono serio.

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O andare a caccia di castelli.

Oppure Ring Fit Adventure per Nintendo Switch, vi ricordate che c’è stato un lockdown? Beh, il gioco o era introvabile o aveva prezzi assurdi ma merita: fa leva sull’indole dei giocatori e completisti e toglie il controller classico per farvi sudare un po’. Un bel po’.

Allo stesso modo, sapere di passare la quasi totalità della giornata lavorativa in casa mi porta a organizzare le sere della settimana in modo che possa incontrare amici dal vivo o uscire per aperitivi/cene/cinema/varie ed eventuali (social distancing approved) per scaricare allo stesso tempo sia lo stress che l’energia positiva derivata dalle attività svolte.

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Ora immaginate un logorroico che ha finalmente la possibilità di lasciarsi andare la sera dopo un giorno in cui magari ci sono state call brevi e nessun lavoro in parallelo.

Ma sto divagando…

Quindi è solo una questione di gestione del tempo e magicamente non ci sono più distrazioni, giusto? Sbagliato, perché lo smart worker potrebbe distrarsi in molti altri modi:

  • il corriere: suonano alla porta, i cani abbaiano, scusate siamo in call, un attimo, proseguite pure, arrivo eccomi dicevate?
  • il suono della lavatrice: non vorrai lasciare i panni nel cestello? Dai, prima della pausa vai a stendere.
  • i cani: gironzolano e poi ti fissano. Ti cercano con la zampa, spesso mentre sei in call, quindi li fai uscire in giardino. E non vuoi coccolarli?
  • Slack: notifiche a raffica in un canale mentre sei in focus, forse meglio metterlo in un muto oppure meglio leggere subito, potrebbe servire il mio contributo.
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La distrazione assume però anche un valore positivo: stare sempre tra le pareti di casa, dove casa diventa il tuo piccolo mondo è alienante. La distrazione intesa come vincere la pigrizia e uscire di casa per qualsiasi motivo può aiutare a rimettere in prospettiva e prendere la distanza dallo schermo che altrimenti diventa un altro piccolo mondo all’interno del piccolo mondo di casa.

Concludo dicendo che per me, da smart worker, a prescindere da come intendiate organizzare la vostra giornata, sia necessario un ottimo equilibrio: soltanto un Sith vive di assoluti.

Anche questo giorno è finito. Dissolvenza al bianco. Buonanotte.

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